Torino: laboratorio di umanità, pace e speranza

Domenica 18 ottobre 2026

Il viaggio di Fabula Mundi 2026

Il viaggio delle Acli bresciane inserito nei percorsi di geopolitica di Fabula Mundi 2026 ha conosciuto luoghi lontani dalle rotte turistico-consumistiche più note: il gruppo di una cinquantina di persone partite da Brescia giovedì 15 ottobre, ha incontrato infatti angoli di mondo intessuti di accoglienza, fraternità, carità e pace, dalle montagne valdesi alle periferie urbane di Torino.

La prima esperienza è stata a Torre Pelice, con la realtà valdese locale e anche con il Circolo Acli della zona, che è stata illustrata in un clima di convivialità ed amicizia. Ad Avigliana poi, nello specifico a quel “luogo di sosta e di pensiero” che è Certosa1515 gestito dal Gruppo Abele, abbiamo scoperto quella realtà con la guida della vicepresidente del gruppo Lucia Bianchi.

L’arrivo a Torino è stato il giorno successivo, con la visita al Cottolengo una storica realtà del capoluogo piemontese e che fa da sfondo al romanzo breve di Italo Calvino:  La giornata di uno scrutatore.  Il nostro gruppo ha ascoltato il racconto della storia e della realtà di questo luogo, che come motto ha “Charitas Christi urget nos” (L'amore di Cristo ci spinge). Suore, fratelli, sacerdoti e laici si prendono cura della persona povera, malata, abbandonata, particolarmente bisognosa, senza distinzione alcuna, perché in essa si riconosce il volto di Cristo. Il fondamento è la Divina Provvidenza, l’anima è la carità di Cristo, il sostegno è la preghiera, il centro sono i poveri.

La seconda grande realtà che si basa sulla Divina Provvidenza incontrata durante il viaggio è stata quella dell’Arsenale della Pace, il Sermig – Fraternità della speranza (servizio missionario giovani), che sorge a Borgo Dora, un quartiere multiculturale ricco di diversità e di storie di accoglienza. Con la guida di Gianni Giletti il gruppo ha visitato i 50mila metri quadrati di quello che da arsenale di guerra è diventato Arsenale della pace, un luogo che da oltre 60 anni cerca di “riconoscere il volto di Gesù dove questo volto ci sta aspettando”, citando Gianni.

Il Sermig è una comunità di persone libere unite dal Vangelo e orientate dalla Regola del Sì: pensare, confrontarsi e chiedere consiglio, pregare e agire. Gianni ha mostrato al gruppo gli spazi che accolgono le numerose attività offerte a Torino: casa di accoglienza per persone in difficoltà, ma anche per giovani, famiglie e pure per chi si reca a Torino per turismo, con l’Ospiteria vicina al polo Sermig; spazio di formazione con la scuola di restauro, l’accademia di musica e quella dello sport, l’università del dialogo, la scuola di Italiano e la scuola dell’infanzia; centro per progetti di solidarietà internazionale e anche di incontri culturali con la sua “Biblioteca della pace” e il suo grande Auditorium che, per un decennio, negli anno Novanta, è stato anche sede dell’Orchestra nazionale della Rai; e poi il Sermig offre un centro medico e odontoiatrico e tanto altro ancora. Insomma è un posto dove l’impossibile diventa davvero possibile, grazie alla fiducia nella relazione e grazie all’opera di 1200 volontarie e volontari attive con altro personale dipendente, in settori dove avere un rapporto di lavoro strutturato è oggi obbligo di legge (come, per esempio, nelle cucine).

“Il mestiere del Sermig è leggere la parola e pregare, il resto è la conseguenza di questo”, ci ha detto Gianni illustrando il “miracolo” di questa fraternità laica che crede e pratica la pace, la speranza e l’amore. La pace come scelta di vita, come impegno radicale contro ogni ingiustizia.

All’Arsenale della Pace si affiancano altri Arsenali: Arsenale dell’Armonia a Percetto Torinese (con giovani adulti con disabilità sono sviluppati percorsi di inclusione attiva nei laboratori di pasticceria, nell’orto, nella terra e nel frutteto); Arsenale dell’incontro a Madaba (Giordania) con una scuola per oltre 200 giovani con disabilità; Arsenale della Speranza a San paolo (Brasile) che accoglie ogni giorno 1200 persone di strade offrendo pasti, letti e assistenza.

Tra questi due pilastri della Torino accogliente si sono inseriti altri incontri di approfondimento e di testimonianza, oltre a momenti “liberi” per le visite ai luoghi classici del turismo torinese, dai musei agli esterni di una città crocevia di mondi e realtà sociali tra loro molto disparate, dalle dinastie reali alle famiglie proletarie e operaie della città un tempo capitale dell’industria automobilistica italiana. Un laboratorio di umanità che ci aiuta a riflettere e orientare il nostro agire nel mondo e nella nostra quotidianità.

“Per chi crede – ci dice l’esperienza del Sermig – si tratta anche dono di Dio, promessa di un mondo in cui tutti abbiano piena cittadinanza e piena dignità. Significa comprendere che il bene che posso fare io non lo può fare nessun altro, perché è la parte di bene che tocca a me: è la mia responsabilità, da vivere prima di tutto nella mia vita, dal momento che possiamo essere pacificatori soloe se interiormente pacificati e disarmati”.
  

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