Il viaggio delle Acli bresciane inserito nei percorsi di geopolitica di Fabula Mundi 2026 ha conosciuto luoghi lontani dalle rotte turistico-consumistiche più note: il gruppo di una cinquantina di persone partite da Brescia giovedì 15 ottobre, ha incontrato infatti angoli di mondo intessuti di accoglienza, fraternità, carità e pace, dalle montagne valdesi alle periferie urbane di Torino.
La prima esperienza è stata a Torre Pelice, con la realtà valdese locale e anche con il Circolo Acli della zona, che è stata illustrata in un clima di convivialità ed amicizia. Ad Avigliana poi, nello specifico a quel “luogo di sosta e di pensiero” che è Certosa1515 gestito dal Gruppo Abele, abbiamo scoperto quella realtà con la guida della vicepresidente del gruppo Lucia Bianchi.
L’arrivo a Torino è stato il giorno successivo, con la visita al Cottolengo una storica realtà del capoluogo piemontese e che fa da sfondo al romanzo breve di Italo Calvino: La giornata di uno scrutatore. Il nostro gruppo ha ascoltato il racconto della storia e della realtà di questo luogo, che come motto ha “Charitas Christi urget nos” (L'amore di Cristo ci spinge). Suore, fratelli, sacerdoti e laici si prendono cura della persona povera, malata, abbandonata, particolarmente bisognosa, senza distinzione alcuna, perché in essa si riconosce il volto di Cristo. Il fondamento è la Divina Provvidenza, l’anima è la carità di Cristo, il sostegno è la preghiera, il centro sono i poveri.
La seconda grande realtà che si basa sulla Divina Provvidenza incontrata durante il viaggio è stata quella dell’Arsenale della Pace, il Sermig – Fraternità della speranza (servizio missionario giovani), che sorge a Borgo Dora, un quartiere multiculturale ricco di diversità e di storie di accoglienza. Con la guida di Gianni Giletti il gruppo ha visitato i 50mila metri quadrati di quello che da arsenale di guerra è diventato Arsenale della pace, un luogo che da oltre 60 anni cerca di “riconoscere il volto di Gesù dove questo volto ci sta aspettando”, citando Gianni.
Il Sermig è una comunità di persone libere unite dal Vangelo e orientate dalla Regola del Sì: pensare, confrontarsi e chiedere consiglio, pregare e agire. Gianni ha mostrato al gruppo gli spazi che accolgono le numerose attività offerte a Torino: casa di accoglienza per persone in difficoltà, ma anche per giovani, famiglie e pure per chi si reca a Torino per turismo, con l’Ospiteria vicina al polo Sermig; spazio di formazione con la scuola di restauro, l’accademia di musica e quella dello sport, l’università del dialogo, la scuola di Italiano e la scuola dell’infanzia; centro per progetti di solidarietà internazionale e anche di incontri culturali con la sua “Biblioteca della pace” e il suo grande Auditorium che, per un decennio, negli anno Novanta, è stato anche sede dell’Orchestra nazionale della Rai; e poi il Sermig offre un centro medico e odontoiatrico e tanto altro ancora. Insomma è un posto dove l’impossibile diventa davvero possibile, grazie alla fiducia nella relazione e grazie all’opera di 1200 volontarie e volontari attive con altro personale dipendente, in settori dove avere un rapporto di lavoro strutturato è oggi obbligo di legge (come, per esempio, nelle cucine).
“Il mestiere del Sermig è leggere la parola e pregare, il resto è la conseguenza di questo”, ci ha detto Gianni illustrando il “miracolo” di questa fraternità laica che crede e pratica la pace, la speranza e l’amore. La pace come scelta di vita, come impegno radicale contro ogni ingiustizia.
All’Arsenale della Pace si affiancano altri Arsenali: Arsenale dell’Armonia a Percetto Torinese (con giovani adulti con disabilità sono sviluppati percorsi di inclusione attiva nei laboratori di pasticceria, nell’orto, nella terra e nel frutteto); Arsenale dell’incontro a Madaba (Giordania) con una scuola per oltre 200 giovani con disabilità; Arsenale della Speranza a San paolo (Brasile) che accoglie ogni giorno 1200 persone di strade offrendo pasti, letti e assistenza.
Tra questi due pilastri della Torino accogliente si sono inseriti altri incontri di approfondimento e di testimonianza, oltre a momenti “liberi” per le visite ai luoghi classici del turismo torinese, dai musei agli esterni di una città crocevia di mondi e realtà sociali tra loro molto disparate, dalle dinastie reali alle famiglie proletarie e operaie della città un tempo capitale dell’industria automobilistica italiana. Un laboratorio di umanità che ci aiuta a riflettere e orientare il nostro agire nel mondo e nella nostra quotidianità.
“Per chi crede – ci dice l’esperienza del Sermig – si tratta anche dono di Dio, promessa di un mondo in cui tutti abbiano piena cittadinanza e piena dignità. Significa comprendere che il bene che posso fare io non lo può fare nessun altro, perché è la parte di bene che tocca a me: è la mia responsabilità, da vivere prima di tutto nella mia vita, dal momento che possiamo essere pacificatori soloe se interiormente pacificati e disarmati”.