Come Acli provinciali abbiano in calendario una serie di iniziative dedicate all’enciclica “Magnifica Humanitas”, di Papa Leone XIV, di cui via via saranno resi noti i dettagli. Ma, prima ancora di analizzarla, approfondirla, studiarla, cerchiamo di capire l’esigenza che ha spinto il Pontefice ad affrontare il tema dell’intelligenza artificiale. In verità il Papa, nello svolgimento dell’enciclica, dà chiare indicazioni; per fare solo qualche esempio: al punto 17 scrive “In ogni epoca le res novae sollecitano […]. Perciò anche l’intelligenza artificiale va compresa […] come una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale e ne domanda un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo”. Al punto 90 ci ricorda che “Siamo chiamati a interrogarci sul grande cantiere della nostra epoca: cosa stiamo costruendo?”. Al punto 104: “[…]non possiamo considerare l’IA moralmente neutra”. Già al punto 4, però, aveva ammonito “La potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo: ‘Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa’”.
In quest’ultimo passaggio, Leone XIV, in continuità con i suoi predecessori, sembra esprimere una grossa preoccupazione a proposito di quanto sta avanzando a livello di tecnologia, robotica, intelligenza artificiale e, soprattutto, sull’utilizzo che potrà e vorrà, o ne sarà in grado di fare, il genere umano.
Il Papa tuttavia non è l’unico ad esprimere forti preoccupazioni relativamente al processo in atto: in una sorta di “idem sentire”, anche in altri ambienti da tempo serpeggiano timori. Nel dicembre del 2015, dopo pochi minuti dalla sua registrazione, sul dominio Openai.com viene caricato un documento. Tra quanti lo firmano, Sam Altman, Elon Musk e Peter Thiel: è l’atto che dà il via a OpenAI, il gruppo di ricerca da cui si è originato il fenomeno ChatGPT.
OpenAI nasce come una società di pura ricerca, senza scopo di lucro. I fondatori, in quel documento, si dicono consapevoli del potenziale enorme dell’Intelligenza artificiale, sia per sua capacità di far fare progressi enormi all’umanità, ma anche perché, in potenza, potrebbe essere in grado di distruggerla, di prendere il sopravvento sulla specie che finora ha dominato la Terra. Di base c’è la consapevolezza che le macchine “intelligenti” hanno fatto passi enormi, raggiungendo diversi stadi evolutivi. Nel 2015 le conseguenze erano difficili da immaginare, si puntava a muoversi in anticipo, non per porre argini allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale - visto che l’innovazione prima o poi arriva - ma per farla evolvere al meglio.
In uno dei passaggi più significativi del testo fa si legge “Oggi i sistemi di intelligenza artificiale hanno capacità impressionanti, ma limitate. Eppure i loro limiti sembrano destinati a ridursi e presto raggiungeranno le prestazioni umane in quasi tutti i compiti intellettuali. È difficile immaginare quanto un’intelligenza artificiale, con un livello pari o superiore a quello umano, possa giovare alla società. Ma è altrettanto difficile immaginare quanto possa danneggiarla se costruita o usata in modo sbagliato”.
Openai nasce con un’idea di fondo: Musk, Altman, Thiel e gli altri temevano che l’intelligenza artificiale nasconda un lato oscuro. E, siccome non c’è rimedio allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non c’è barriera che la possa frenare, nel bene e nel male, l’unico modo per creare le condizioni che possa fare del bene è renderla aperta, pubblica, dare accesso a tutti, espanderne il più possibile la platea.
Papa Leone, invece, contro i timori che accompagnano lo svilupparsi dell’intelligenza artificiale, ci indica la non ineludibilità di quanto sta avvenendo – dipende dalle nostre scelte – e la necessità di tenere al centro l’essere umano e quella magnifica umanità che Dio ci ha donato e che abbiamo il dovere di preservare.
Fabrizio Molteni, vicepresidente Acli provinciali