La democrazia va a piedi

Venerdì 28 agosto 2026

Riflessioni dal libro di Roberto Rossini

La democrazia va a piedi. La partecipazione al tempo dell’algoritmo e del conflitto, è il titolo del libro, uscito con Edizioni Lavoro, di Roberto Rossini, con i contributi di Leonardo Becchetti, Roberta Osculati, Arturo Parisi, Elisabetta Soglio e Antonella Valmorbida. Un testo che parte della riflessione sulla crisi in cui versa oggi la forma di governo della democrazia per proporre possibili strade di uscita, di rinascita e di speranza.

L’orizzonte di pensiero del libro è molto ampio: sono ripresi e rilanciati anche modelli di partecipazione nella gestione della Res Publica oggi poco conosciuti, nonostante le loro radici antiche; tra questi il concetto di “amicizia politica”, poiché oggi serve “un’architettura istituzionale capace di suscitare amicizia politica”, declinando insieme a quest’idea i concetti di fiducia, di protagonismo dei “corpi intermedi” e di uso intelligente delle opportunità offerte dal digitale.

Così, attualizzando queste categorie politico-sociali, è possibile provare a far uscire dalla crisi la democrazia, che è “una forma di governo che necessita di tempi lunghi e che non è mai compiuti, come i nostri padri costituenti ben sapevano – spiega Roberto Rossini – ci vogliono pazienza, fatica e tenacia per riuscire a suscitare quell’amicizia politica indispensabile per la cultura e la pratica della democrazia. Oggi invece, anche grazie ad un uso deleterio del digitale, la politica si basa sulle emozioni, sulla velocità di risposta, sulla creazione sempre e ad ogni costo di un nemico da abbattere”.

Termini non usati a caso nel testo, dove vi è un’attenzione specifica alle parole utilizzati maggiormente dalla politica di oggi, in cui prevale la rappresentazione sulla rappresentanza: parole che rimandano alla guerra, agli assoluti, alle contrapposizioni binarie senza possibilità di mediazione. Ma queste non sono parole per dire la democrazia, che, invece, ha bisogno di narrazioni diverse, in grado di far tornare la voglia di partecipare, alle votazioni ma non solo. Anzi.

Il notevole e preoccupante tasso di astensione è solo il risultato finale di un processo al quale è ancora possibile invertire la rotta attraverso la «democrazia infradiretta - suggerisce ancora l’autore - a fronte di un costante sentimento anti-istituzionale che, di fatto, è un risentimento, riscopriamo i corpi intermedi e le città che, invece, godono di buona fiducia presso i nostri concittadini. In democrazia le istituzioni contano: ma anche il sentimento verso loro, conta. Una democrazia della prossimità può ridurre anche il ricorso al conflitto violento, stemperando la dinamica del nemico e ricercando forme di convivenza. Servono spazi, opportunità, infrastrutture e tutto quanto possa aiutare i cittadini a dibattere e decidere”.

“Una democrazia infradiretta recupera gli spazi pubblici, dove si riscopre il contatto umano perché non servono mezzi di spostamento, ci si muove a piedi, si sta nella civitas dove c’è l’associazione, il comitato, la cooperativa, la chiesa e l’oratorio, il centro sociale e civico, le imprese e i laboratori, la piazza e le vie; dove si reinventano gli spazi per dar loro nuovo significato, dove si curano le ferite urbane con cose nuove. Insomma, serve una «democrazia dei piedi», coi piedi per terra, raggiungibile a piedi e capace di stare in piedi. La democrazia a volte prende la bicicletta o anche altri mezzi di trasporto, ma il suo andamento naturale è un passo dopo l’altro. Si percorre una strada, come pellegrini o cittadini o peripatetici o semplici camminatori. Le democrazie e le storie hanno svolte e rettilinei, curve e interruzioni, parcheggi e piazze, lavori in corso e aree interdette. Prima o poi si arriva”.

                                                                                 
                                                                              L’ARCHITETTURA DEL TESTO

 

Roberto Rossini, La democrazia va a piedi. La partecipazione al tempo dell’algoritmo e del conflitto, Edizioni Lavoro.

Contributi di Leonardo Becchetti, Roberta Osculati, Arturo Parisi, Elisabetta Soglio e Antonella Valmorbida
 

Introduzione

L’odore di polvere da sparo 11

Capitolo I

Due di due. Dall’amico al nemico

1. Polis. L’amicizia per sé e per la città 15

2. Polemos. L’inimicizia, tra paura e gloria 22

3. Dall’epoca dell’amicizia all’epoca dell’ostilità 25

4. Il ritorno degli assoluti 27

Capitolo II

L’epica digitale

1. Premessa sulla retorica: le parole per dirlo 29

2. L’upgrade del digitale 34

3. Il partito digitale e la democrazia diretta:

il caso del M5s 37

4. Democrazia onlife ed epiche democratiche 41

5. Verso una bubble democracy? 42

Capitolo III

La democrazia italiana e i corpi intermedi

1. Premessa sui mass media: due step 49

2. Una storia (che viene da lontano) e due articoli 50

rossini.indd 5 rossini.indd 5 16/06/26 08:34 16/06/26 08:34

3. Le formazioni sociali: un capitale di fiducia 52

4. L’ipotesi Tocqueville 55

5. La «classe dirigente»: casting e selezioni 58

6. Il dark side associativo 60

7. La democrazia associativa 1.0 62

8. Le democrazie che nascono «dal basso» 65

9. Conclusione: un’architettura associativa

(o la democrazia associativa 2.0) 69

Capitolo IV

La democrazia associativa possibile

1. La partecipazione che cambia 72

2. Velocità e distanza democratica 73

3. Animare la civitas 77

4. Dalla demotica alla democrazia alla democratura 79

5. La democrazia infradiretta 83

6. Com’è grande la città 86

Conclusione

1. La città e l’amore 92

2. La fiducia, le app e le istituzioni 93

3. Ulisse, le sirene e i due step della democrazia 95

4. La democrazia va a piedi 97

Riletture 101

Il potere generativo delle scelte quotidiane 103

di Leonardo Becchetti

La democrazia urbana produce fiducia e coesione 107

di Roberta Osculati

La democrazia locale è resilienza e cura della comunità 111

di Antonella Valmorbida

La democrazia cammina a piedi 115

di Arturo Parisi

Bibliografia

 

 

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