Contro il crimine mafioso la forza della consapevolezza

Martedì 4 ottobre 2011

Contro il crimine mafioso la forza della consapevolezza

don Panizza e Pace alle Acli: "non facciamo radicare la cultura dell'illegalità"

Articolo sul Giornale di Brescia del 4 ottobre 2011

L'educazione alla legalità non è fondata solo sull'enunciazione di valori: bisogna passare «dalla proposta alla sperimentazione», per contrastare la speculare «educazione all'illegalità» che, in alcune aree del Paese, diventa «un modo totale di concepire la vita come "cosa nostra" di clan o famiglie».
Don Giacomo Panizza, il prete bresciano fondatore della comunità per disabili «Progetto Sud» di Lamezia Terme, coraggioso avversario della 'ndrangheta, è stato ospite ieri delle Acli provinciali insieme a Nicola Maria Pace, procuratore della Repubblica di Brescia. L'incontro - introdotto dal presidente Acli, Roberto Rossini, e concluso da Romano Manfredi, presidente dell'Unione giuristi cattolici di Brescia - ha preso spunto dal decennale del documento «Educare alla legalità», emanato nel 1991 dalla Cei. Un testo «bellissimo», afferma don Panizza, che lanciava fondati avvertimenti su una situazione che - è scritto nel documento - «rischia di inquinare profondamente il nostro tessuto sociale se non viene affrontata con tempestività, energia e grande passione civile».
I princìpi enunciati allora, denuncia però don Giacomo, «spesso sono rimasti scritti ma poco promossi nella pratica». Non solo al Sud: «Ho paura che nel Nord-est quel documento sia apparso esagerato: ma ora i giovani dei clan fanno affari nel mondo, a Milano e Reggio Emilia come a Toronto. E il crimine mafioso non è mai solo economico: vuole acquisire potere sull'economia e sulla politica».
La criminalità organizzata, rincara il procuratore Pace, «non è un'entità geografica o culturale, ma economica: è gestione organizzata di un mercato illegale», che trova nel Nord ricco e produttivo «un luogo d'elezione».
Nel nostro tessuto sociale, però, non si è ancora radicata la vera e propria cultura mafiosa: «Tale radicamento è frutto di un processo lento. Per questo, è importante riconoscere la connotazione mafiosa di certi crimini e intervenire per tempo, prima che venga superato il punto di non ritorno».
Sul «mercato» dell'immigrazione è assai evidente l'«azzeramento» dei diritti umani operato dal crimine mafioso.
Pace porta ad esempio il traffico di minori, che va dalla compravendita di neonati ai bambini venduti come schiavi, dalla prostituzione fino al traffico d'organi.
Fenomeni ben più gravi della microcriminalità prodotta dall'immigrazione clandestina; realtà che l'opinione pubblica e la politica non devono ignorare: «Lo impone la nostra sensibilità morale».

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