#EDITORIALE

EDITORIALE: LA FAMIGLIA... REALE

di Roberto Rossini (presidente provinciale ACLI)

Leggo su La Stampa che solo il 6% delle violenze verso le donne è compiuto da estranei, categoria in cui non mancano di figurare gli stranieri. Il resto è opera di familiari, parenti e amici di famiglia. I mass media riescono a trasformare questo 6 nel 100%: marocchino strupra italiana sparato a titoli cubitali, qualche apertura di tg e un po’ di dati statistici sui clandestini compiono il miracolo numerico. Attorno a questo 6% si costruisce una pessima fama. Se questo 6% stesse al governo già parlerebbe di complotto (e con ragione). Mentre per il rimanente 94%, cioè la famiglia (il vero responsabile, potremmo dire), l’immaginario collettivo è costruito con mulinibianchi, minestroni della valle degli orti, cesaroni, William e Kate...
Siamo comunque contenti che l’immagine della famiglia rimanga integra. Anzi, secondo i sondaggi, la famiglia è ancora oggi un valore e un obiettivo per molti giovani. L’immagine è integra: bene. Ma cosa c’è dietro l’immagine? Anzitutto la distanza con la famiglia reale. Quella composta da soggetti veri e propri, e non da simpatici oggetti di svago. In questa distanza tra fiction e realtà si trova il terreno di coltura delle violenze. L’idea che con le persone si possa fare qualunque cosa, in bene e in male, per soddisfare il proprio ipertrofico ego. Dimenticando che le relazioni umane richiedono virtù quali la pazienza, la fermezza, il sacrificio, la capacità di mediare, di gestire il rancore e l’orgoglio...
La famiglia è ancora oggi un valore per molti giovani. Ma cosa c’è dietro? La distanza con la famiglia reale, quella composta da soggetti veri e propri e non da simpatici oggetti di svago.
Insomma, la costruzione di reti umane richiede fatica. C’è un po’ di fiction anche in politica, sulla famiglia. Il palleggiamento tra “conservatori e progressisti” non prende atto di almeno due fatti che aiuterebbero davvero a vivere meglio la realtà senza nascondersi nell’irrealtà di qualche rivista, quotidiano o documento. Il primo fatto è che occorre decidersi ad aiutare seriamente chi prende la decisione di sposarsi. E` un fatto pubblico (non solo religioso: anzi, sarebbe interessante riflettere sugli esiti del matrimonio concordatario). La scelta di sposarsi ha un valore sociale: significa prendersi una chiara responsabilità davanti a tutti che, dati alla mano, facilita anche il lavoro sociale dell’ente pubblico. Si aiuti questa famiglia con chiarezza. Per il resto, secondo fatto, occorre tutelare singolarmente e seriamente i più fragili, minori, anziani e disabili, nonchè chi si prende cura di essi. Si aiutino queste condizioni, più o meno temporanee. Si aiuti chi aiuta. Si valorizzi chi “si fa carico” e si prenda atto delle complessità. Va evitato il dibattito ideologico inevitabilmente violento perchè semplificatorio incapace di tradursi in in atti e provvedimenti. Educare a fare i conti con la quotidianità evita il disadattamento, la violenza, la vita che si modella attorno alla fiction e che, drammaticamente, si risveglia in realtà.

Gli operai del pensiero augurano a tutti buone feste!
Ci rivediamo a febbraio (con novità)!

 

In questo numero di Battaglie Sociali:

Amo le donne - Stefania Romano
La vera crisi è nel matrimonio - Daniela Del Ciello
Lavoro sia, ma in sicurezza - Luciano Pendoli
I non bambini della Corea - Marco Stizioli
A tutela dei diritti dei disabili - Roberto Toninelli
Per giustizia almeno un cent - Andrea Franchini
Gulliver: ritratto di famiglia - Autori vari
La pensione, Vademecum - Rita Tagassini
Buio e silenzio - Vera Lomazzi
Sovraffollamento carcerario - Mario Fappani
Mary Bosetti - Salvatore Del Vecchio
Segni nel tempo
Battaglia navale - don Mario Benedini

 

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