Mentre scrivo, da poche ore è in corso un’operazione militare congiunta con la quale Israele e Stati Uniti hanno iniziato a colpire l’Iran. “(...) Ancora una volta ci troviamo di fronte a una drammatica affermazione della legge del più forte, e della guerra come unica arma di risoluzione delle controversie internazionali, con una deriva pericolosa e inaccettabile. Ancora più grave e subdolo è giustificare le bombe “in nome della libertà” o della sicurezza strategica. Il regime iraniano si è reso colpevole di gravi crimini verso il suo stesso popolo, ma non vorremmo che dietro la retorica della guerra di liberazione si nascondesse il semplice dato affaristico (...). Non possiamo accettare che la mediazione politica venga considerata irrilevante, che il diritto internazionale venga infranto, che il multilateralismo sia svuotato di senso. La guerra è sempre una sconfitta per tutti. Lo è per chi la subisce e per chi la sceglie perché chiude spazi, produce odio, genera instabilità per decenni e compromette un futuro comune diritto (...)” (dal comunicato stampa delle Acli nazionali, 28 febbraio 2026).
Con la mente e il cuore accanto a quel pezzo di mondo, spostiamo lo sguardo sulla nostra quotidianità attraverso la lente della cura, una parola tanto semplice quanto potente. Una parola che attraversa le nostre vite e interroga le scelte pubbliche, l’organizzazione dei servizi, il modello di sviluppo, la qualità delle relazioni. La cura non è un sentimento generico né un fatto privato: è una postura verso il mondo, è responsabilità condivisa, è – a pieno titolo – un gesto politico.
Famiglie. La cura ha anzitutto il volto concreto dei caregiver familiari. In Italia sono milioni le persone che assistono un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità, per lo più donne. La recente legge che riconosce la figura del caregiver familiare rappresenta un passo in avanti importante. Il riconoscimento giuridico, alcune misure di sostegno e l’inclusione del caregiver nel progetto assistenziale della persona curata affermano un principio fondamentale: chi cura deve essere riconosciuto, sostenuto, tutelato. In questo quadro si inserisce anche il ruolo prezioso delle assistenti familiari, le cosiddette badanti. In gran parte donne migranti, esse rappresentano una colonna silenziosa del nostro welfare domestico: permettono a molte famiglie di reggere il peso dell’assistenza e spesso diventano parte integrante della vita affettiva delle persone seguite. Tuttavia, il loro lavoro resta troppo spesso segnato da precarietà, isolamento, scarsa valorizzazione professionale. Prendersi cura significa anche garantire dignità, diritti e percorsi di qualificazione a chi svolge questo lavoro indispensabile.
Salute e ambiente. La dimensione sanitaria è un altro banco di prova decisivo. Gli anni recenti hanno mostrato quanto sia preziosa una sanità pubblica forte, radicata nel territorio, capace di farsi carico della persona nella sua interezza. Curare non significa soltanto intervenire sulla malattia, ma investire in prevenzione, medicina di base, integrazione sociosanitaria, attenzione alle fragilità croniche. Significa ridurre le diseguaglianze che ancora segnano l’accesso alle cure. In Lombardia, il recente intervento sulla disciplina della “intramoenia”, con l’estensione di forme convenzionate con fondi sanitari integrativi e assicurazioni, ha riaperto un dibattito importante. Come Acli lombarde abbiamo espresso una posizione critica: il rischio è quello di alimentare una sanità a più velocità, dove chi dispone di risorse o coperture integrative accede più rapidamente alle prestazioni, mentre altri restano in attesa. La salute è un diritto universale, non una prestazione differenziata in base alla capacità di spesa. La cura sanitaria, per essere autentica, deve essere equa.
Salute del corpo e dell’ambiente sono strettamente legati. Cura quindi è anche responsabilità verso l’ambiente che abitiamo. La crisi climatica, l’inquinamento, il consumo di suolo e le disuguaglianze ambientali ci ricordano che non esiste giustizia sociale senza giustizia ecologica. Prendersi cura della casa comune significa adottare stili di vita più sobri, sostenere politiche energetiche sostenibili, promuovere un’economia che non sacrifichi il futuro sull’altare del profitto immediato. È una scelta che riguarda le istituzioni, ma anche ciascuno di noi nelle scelte quotidiane.
Comunità. C’è una dimensione della cura che attraversa tutte le altre: la cura della comunità e delle relazioni. Viviamo in un tempo segnato da solitudini, polarizzazioni, sfiducia. La cura diventa allora ascolto, dialogo, presenza nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nei circoli, nelle associazioni. È il volontariato che non si arrende all’indifferenza, è l’impegno civico che costruisce ponti invece di muri. È la scelta di non voltarsi dall’altra parte davanti a una fragilità.
Cura come gesto politico. Ecco perché la cura è un gesto politico. È politico decidere di destinare risorse alla sanità territoriale; è politico riconoscere il lavoro dei caregiver e delle assistenti familiari; è politico investire nell’ambiente e nell’educazione; è politico mettere al centro la dignità della persona anziché l’interesse di parte. Ogni scelta pubblica riflette una gerarchia di valori: la cura afferma che la vita, soprattutto quella più fragile, viene prima. Come Acli sentiamo la responsabilità di essere laboratorio di questa visione: nei servizi che offriamo, nell’azione sociale e culturale, nella formazione, nella presenza nei territori. Abbiamo una bussola chiara: promuovere la dignità della persona, rafforzare i legami comunitari, difendere il carattere universalistico dei diritti sociali.
Tra poche settimane celebreremo la Pasqua, segno di rinascita e di speranza. In un tempo attraversato da guerre, incertezze economiche e trasformazioni profonde, la Pasqua ci ricorda che la vita può rifiorire anche dopo le stagioni più dure. Che questo tempo ci aiuti a riscoprire la cura come stile quotidiano e come scelta collettiva, come responsabilità che unisce e non divide.
A ciascuna e a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e alle comunità che abitate, giungano gli auguri di una Pasqua di pace, di luce e di rinnovata fiducia nel futuro.