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Pensionati. Un nuovo modo per contribuire al progresso della società
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In una società che invecchia, gli anziani non possono essere un problema, ma devono essere una risorsa. Gli over 65 sono ormai quasi un quarto della popolazione e questo dato tende a crescere a causa del calo delle nascite. Se possiamo essere lieti del formidabile progresso che ci ha consentito di guadagnare quasi vent’anni di vita media dall’inizio del 900, dobbiamo nello stesso tempo pensare a come gestire una struttura demografica e sociale pesantemente modificata. La condizione dell’anziano vive su un paradosso: tutti vogliono invecchiare, ma nessuno vuole essere vecchio. Gli anziani per ovvie ragioni manifestano bisogni in ambito sociosanitario, residenziale e di welfare, ma sono anche una componente importante della struttura sociale. Citando la Costituzione (art. 4): “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività che concorre al progresso materiale o spirituale della società”. La Costituzione non distingue lavoratori e pensionati, trentenni e settantenni, e chiama ogni cittadino al dovere di concorrere per quanto possibile al progresso comune. È quello che fanno molti anziani, rendendosi utili nel volontariato o nelle reti familiari, anche se sono in pensione. La pensione non è necessariamente un periodo di riposo, può essere una fase in cui si termina un lavoro e se ne inizia un altro, libero, utile, volontario e non remunerato. Il pensionamento non è la “vita in vacanza” cantata dallo Stato Sociale: spesso non può esserlo perché l’apporto attivo degli anziani nell’assistenza è indispensabile per sostenere un sistema che si regge sulle famiglie. L’invecchiamento attivo non è solo un’esigenza personale e un’ottima terapia contro gli acciacchi dell’età, è anche una necessità sociale: significa non appesantire la vita di chi viene dopo e continuare a portare il proprio contributo.

 

Questo non esaurisce, però, il tema degli anziani e della loro tutela. Alla terza e alla quarta età servono una sanità pubblica che funziona, un sistema pensionistico equo che consenta di vivere decorosamente, e una serie di aiuti per le fasi, purtroppo naturali, di non autosufficienza o di malattia cronica: aiuti che devono essere il più possibile domiciliari, in modo da lasciare la “soluzione” RSA come estrema e residuale.

 

La Federazione Anziani e Pensionati ACLI (FAP) è una associazione sindacale che cerca di dare risposta a questi bisogni, attraverso

  • l’azione e la proposta nei confronti delle istituzioni e degli enti locali;
  • la rappresentanza a tutela degli interessi in ambito previdenziale, sanitario e socioassistenziale;
  • il servizio a favore degli iscritti, effettuato grazie alla stretta connessione con le strutture delle ACLI e in particolare con il Patronato.

 

Con circa 2700 iscritti nella provincia di Brescia e una capillare struttura regionale e nazionale fortemente connessa con la rete delle ACLI, la FAP, pur essendo un sindacato relativamente piccolo, può svolgere un’azione di ascolto del territorio e di stimolo per la realizzazione della rete di servizi che oggi appare carente. Il tema della non autosufficienza, per esempio, è destinato a porsi in misura crescente: già oggi si stima che riguardi almeno 2,9 milioni di persone, fra cui 1 milione di over 80 che presentano una autonomia nelle attività quotidiane gravemente compromessa. Gran parte di questo problema grava sulle reti familiari, che però sono sempre più in difficoltà a causa della destrutturazione delle famiglie. Sono in larga misura gli anziani, insieme alle badanti, a prendersi cura dei non autosufficienti. Senza questa presenza il sistema semplicemente non reggerebbe, ma è indispensabile supportare meglio le famiglie nella cura dei propri cari, a partire dai servizi domiciliari e dalle soluzioni abitative.

 

Gli anziani sono titolari di diritti e portatori di bisogni, e tutelarsi attraverso l’iscrizione a un sindacato dedicato, che può appoggiarsi ad una grande organizzazione come le ACLI, è una scelta razionale. Ci si può chiedere che senso abbia un sindacato di pensionati, visto che non c’è un datore di lavoro né contrattazione: il senso è questo, la partecipazione diretta alla soluzione dei problemi posti da una società in cui si vive più a lungo. La FAP ACLI è un tentativo di dare risposte ad alcuni bisogni reali degli anziani: non promette miracoli, ma può dare un aiuto concreto ai propri associati, che possono, se vogliono, fornire anche il loro apporto volontario alle iniziative dell’associazione.

 

Stefano Dioni

Da "La Voce del Popolo" di giovedì 4 agosto 2022

 

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