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Si fa presto a dire pensioni
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Nel 2001 Silvio Berlusconi in campagna elettorale promise l’aumento delle pensioni minime ad almeno un milione di lire. I pensionati potenziali aventi diritto erano circa 7 milioni. In sede di attuazione la promessa fu mantenuta in misura molto parziale e ne beneficiarono circa 1.600.000  pensionati che in effetti ottennero un incremento fino a 123,77 euro per arrivare a 516,46 € corrispondenti al milione di lire dell’epoca (l’euro è entrato in vigore proprio nel 2002). E’ interessante capire ciò che possiamo imparare da quella vicenda stante la riproposizione di un incremento delle pensioni attuali fino a mille euro.

 

Si ricorderà che le diatribe politiche furono molte prima e dopo l’attuazione della promessa con la legge finanziaria del 2002 perché le attese di una platea vasta di pensionati al minimo andarono deluse. Quando si trattò di attuare quella promessa non si decise di spalmare sui titolari del trattamento minimo, in base alle risorse disponibili, una cifra inferiore. Si volle raggiungere per forza il milione di lire e, per ironia della sorte, questa scelta restrinse la platea degli aventi diritti a situazioni di maggior bisogno escludendo la platea generale dei trattamenti minimi. Infatti l’art 38 della legge 448/2001 indica “incremento delle pensioni in favore di soggetti disagiati”.  Con questo dispositivo fu deciso di aumentare le maggiorazioni sociali inventate nel 1988 per incrementare con un piccolo aumento di segno assistenziale le minime e nel 2001 tale incremento fu migliorato con  50.000 lire per i pensionati di oltre 60 anni  e di 160.000 lire per quelli di 65 anni.

 

Dal 2002 l’aumento al milione di 239.650 lire (i 123.77 € appunto, dal 2008 incrementato a 136,44 €), che ha assorbito gli incrementi precedenti, furono concessi, come dice l’articolo ai “soggetti disagiati” intendendo coloro che non solo erano in condizioni di avere il trattamento minimo ma erano in condizioni economiche ancora peggiori. In sostanza per avere diritto a tale maggiorazione piena, allora ma anche oggi, non bisogna avere alcun reddito oltre la pensione; conta qualunque tipo di reddito, anche quelli esenti, ad eccezione della casa di abitazione e poche altre prestazioni indennitarie (limite 2022 = 8.590,27 €); in presenza di coniuge il reddito dello stesso non deve superare l’importo dell’assegno sociale (limite cumulato 2022 = 14.675,70 €).  

 

Si consideri invece che per il diritto al trattamento minimo il limite di reddito personale è pari a due volte il trattamento minimo (nel 2022 = 13.633,10 €), quello coniugale a 5 volte il trattamento minimo (nel 2022 = 27.266,20 €) ed in questo caso rilevano i redditi assoggettabili ad IRPEF con esclusione della pensione da integrare, della casa di abitazione e di altre indennità risarcitorie.

 

La platea degli aventi diritto fu ristretta anche con un limite di età a 70 anni con possibile riduzione graduale dell’età fino a 65 anni in presenza di anzianità assicurative da 5 a 25 anni.

 

Ma è interessante notare che le maggiorazioni sociali erano e sono accordate anche ai titolari di pensione o assegno sociale, agli invalidi civili, ai ciechi ed ai sordomuti, ai titolari di pensione di inabilità. Dunque una maggiorazione assistenziale a persone a maggior ragione disagiate che avendo prestazioni più basse della pensione minima hanno avuto un incremento anche maggiore. E dove non arriva il legislatore arriva la Corte Costituzionale che nel 2020 ha stabilito che agli invalidi totali la maggiorazione spetta non dal 70° anno ma dal 18° anno.

 

Se in questa avventura elettorale del 2022 si ricorre di nuovo a questi metodi, al Patronato ACLI attueremo ben volentieri le norme che saranno emanate come d’altronde ogni altra norma di legge. Ma sarebbe bene che un programma elettorale fosse chiaro e commisurato alle risorse disponibili. La volontà politica non può essere disgiunta dalla conoscenza delle norme da trasformare pensando magari anche alle pensioni di domani e dopodomani che riguardano i giovani di oggi: loro rischiano in buona parte di avere diritto solo alle prestazioni assistenziali mentre il trattamento minimo non ci sarà più.

 

Giuseppe Foresti - Presidente Patronato Acli Brescia

articolo pubblicato sul settimanale "La Voce del Popolo" di giovedì 1 settembre 2022

 

 

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