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La speranza della Repubblica
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Con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani scelsero la Repubblica e cominciarono a costruire una nuova storia. Storia di libertà, dopo il ventennio della dittatura fascista. Storia di pace, dopo la tragedia, i lutti e le devastazioni della guerra e dell’occupazione nazista. Storia di democrazia. Non fu un inizio facile, ma la scelta repubblicana rese possibile radicare nel popolo le ragioni di una coesione sempre più forte, favorendo il dispiegarsi di una vitalità che animò e sostenne la straordinaria stagione costituente.

 

La Repubblica consiste certo nei suoi principi fondativi, nelle sue istituzioni, nelle sue leggi e nella sua organizzazione. Ma la Repubblica è, anzitutto, la storia degli italiani e della loro libertà. È la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. È la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici di tanti, che seppero animare un fecondo periodo di sviluppo. È la storia del formarsi e del crescere di una comunità. È la storia di persone che hanno dato senso e tradotto in atti concreti parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, partecipazione. L’idea fondante della Repubblica è proprio quella di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo. La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi.

 

La Repubblica è libertà e democrazia, legalità e solidarietà. La Repubblica è umanità e difesa della pace e della vita. Sempre e ovunque. Affermare i grandi principi, evocarli in formulazioni astratte non basta. Perché essi abbiano concreta applicazione, concreta incidenza sulla storia, bisogna viverli. L’esito non è mai scontato e lo vediamo ancora oggi nella difficoltà di tradurre nella realtà il pur solennemente sancito diritto all’uguaglianza. Questo principio, pilastro della nostra Carta, continua a rappresentare una meta da conquistare, se pensiamo alle differenze economiche, sociali, geografiche, generazionali e di genere.

 

Pur tuttavia, dal 2 giugno 1946 ad oggi, possiamo dire che siamo un Paese migliore, grazie a grandi storiche riforme. Siamo partiti da un Paese ridotto in povertà dalla guerra e abbiamo vissuto una straordinaria rivoluzione sociale. Certo ci sono ancora troppe ingiustizie e diseguaglianze. Ancora condizioni non sopportabili per la coscienza collettiva, come l’evasione fiscale o le morti sul lavoro, che richiedono impegno serio per rimuoverle. Ma la storia repubblicana è la storia di una democrazia ben radicata, risultato dello sforzo di tante persone che hanno avuto come orientamento il loro senso del dovere, la responsabilità verso le loro famiglie e verso la comunità. La forza di credere in un futuro migliore.

 

Oggi - dopo due grandi crisi globali, quella economico finanziaria e quella provocata dalla pandemia – mentre stiamo vivendo il dramma di una guerra assurda ai confini dell’UE, abbiamo il dovere morale di recuperare quello spirito alto che ha innervato la storia repubblicana. Sono cambiati gli stili di vita, le sensibilità delle persone. Alle domande relative alla sicurezza del proprio futuro, al lavoro, alla casa, si affiancano le preoccupazioni per la salute, per la vivibilità e la sostenibilità ambientale. E, inevitabilmente, cambiano le priorità nelle agende della politica e dell’economia globale. Col rischio di assistere anche al ritorno dell’opzione dell’uso della violenza e delle armi per affermare il predominio sugli altri. Di fronte a questi scenari, abbiamo una grande risorsa: si chiama Unione europea. Una costruzione faticosa, talvolta minacciata da regressioni per illusori interessi particolari ma, nei passaggi più critici, capace di grandi rilanci. Come sta avvenendo. L’Unione Europea è – per noi - figlia della scelta repubblicana. L’Europa è compimento del destino nazionale. È richiamo al mondo intero che è possibile vivere in pace. Dobbiamo sostenere questo orizzonte con lo spirito della democrazia e della libertà, della pace e della giustizia. Come fosse – questo orizzonte – la speranza della Repubblica.

 

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