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I nostri circoli, “antenne” contro la violenza di genere
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Sono passati solo pochi giorni dall’ultimo femminicidio avvenuto nella nostra provincia. Elena Casanova, uccisa a martellata dall’ex fidanzato. Non faremo in questa sede l’ennesima conta, pur necessaria, delle vittime: i numeri impressionano per pochi minuti, bombardati come siamo tutti e tutte da informazioni di ogni tipo.

 

A prescindere dai numeri o dalle tendenze, è giusto pensare alla violenza di genere come a un’emergenza per le cause per cui avvengono. Gli uomini che uccidono le donne sono criminali e vale la pena di ribadirlo, per evitare nella retorica dei “raptus” o del “troppo amore”. Ma questo non può essere l’alibi per scagionare una mentalità, una cultura, che in modi più o meno diretti diventano “concime” per azioni violente.

 

Cosa intendiamo. Nel 2019 l’Istat ha realizzato una indagine sugli “stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza di genere” da cui emerge un tessuto culturale intriso di stereotipi, a prescindere dal genere della persona intervistata. Per dare un’idea: il 39,3% degli intervistati (uomini e donne) crede sia possibile evitare un rapporto sessuale se davvero non lo si desidera o, ancora, il 23,9 % del campione pensa che una donna possa “provocare” una violenza sessuale con il proprio abbigliamento. In cosa si traduce questo modo di pensare, in concreto? Ad esempio nella convinzione, delle stesse donne, che certi comportamenti o certe azioni di cui sono vittime (in famiglia, al lavoro, in qualsiasi contesto sociale) siano “normali” e soprattutto che non costituiscano reato. Situazione che non migliora se la stessa donna è inserita in un contesto in cui questa mentalità sia diffusa e radicata, in cui nessuno (o troppo pochi) siano i legami (amici, parenti, colleghi) che possano invitarla a denunciare e a mettersi al sicuro.

 

Come Coordinamento Donne delle Acli di Brescia è stato questo il dato che ci ha fatte riflettere nelle ultime settimane nell’interrogarci su quale potrebbe essere il ruolo della nostra associazione per affrontare il fenomeno della violenza di genere (che ha nei femminicidi la atroce punta di un iceberg non meno mortifero). Con la nostra azione di promozione sociale, a cui siamo vocati, possiamo certamente, nella misura in cui ci è possibile, farci portatori di una cultura di equità tra i generi, così come non manchiamo le occasioni in cui informare e sensibilizzare la cittadinanza, a partire dai nostri associati e dalle nostre associate, sui temi dell’uguaglianza di genere.

 

È difficile quantificare l’impatto del nostro agire su questo fronte. La sensazione/tentazione di essere impotenti (quante volte è anche un alibi!) è forte e a volte questo depotenzia la nostra azione. Ma c’è qualcosa in cui i nostri circoli, animatori di Parrocchie e comunità, possono fare e che risponde a pieno alla loro vocazione: essere “vicini” e creare una rete di relazioni e informazioni. Come dicevamo, l’affetto è elemento necessario ma non sufficiente a prevenire una violenza di genere, occorre che la vittima di violenza sia ben informata e indirizzata verso chi la può davvero aiutare. Su quanti bisogni le Acli sanno essere “antenne” e poi anche “orientatori” se non primi erogatori di risposte. Anche su questo fronte, quello delle donne inserite in relazioni a rischio o che stanno cercando di uscirne con tutti i timori che questo comporta, o quelle che stanno subendo violenze fisiche o psicologiche e non sanno se denunciare l’uomo che le perpetra, dobbiamo essere attenti e attente. Dobbiamo ascoltare e esprimere vicinanza attiva. Dobbiamo lavorare perché in ciascun circolo ci siano volontari e volontarie adeguatamente formate sui temi in oggetto per essere sostegno alle donne delle nostre comunità che ne avessero bisogno, orientandole verso le associazioni e ai centri che si occupano di violenza di genere, ai quali non vogliamo e possiamo sostituirci. Qualche volta la tragedia si può prevenire e se avremo aiutato almeno una donna, sarà già stato un grande risultato.

 

 

Daniela Del Ciello (articolo pubblicato su "La voce del popolo" di giovedì 4 novembre 2021)

 

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