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#EDITORIAL

Una cultura di comunità 

di Pierangelo Milesi (presidente provinciale Acli)

 

Nella pandemia la comunità intera si è riscoperta drammaticamente fragile. Viviamo su un piano inclinato dal peso delle disuguaglianze crescenti che vede scivolare adulti, minori e nuclei familiari sui confini tra inclusione ed esclusione. Su quei confini ci siamo anche noi, insieme ai servizi di welfare della città: pubblici, di terzo settore, del volontariato. Con la scommessa di tessere fili e costruire ponti: per tenere dentro chi rischia di scivolare fuori. Per guardare al futuro con coraggio e speranza crediamo sia necessario ripartire dalla Cultura. Che è coltivare, aprire solchi, gettare semi, innaffiare, attendere, prendersi cura.

C’è bisogno di costruire comunità di pensiero in cui cultura, salute, welfare, educazione, lavoro ed economia s’incontrino e co-progettino. Oltre anche la dimensione del professionismo culturale, coinvolgendo la comunità di coloro che sono “esperti di vita”: donne, famiglie, giovani, anziani, lavoratori, imprenditori che conosco i propri bisogni e risorse. Si tratta di favorire una cultura della partecipazione e della relazione, abbandonando la cultura del consumo. Possiamo ripartire - e la prospettiva di Brescia e Bergamo capitali italiane della cultura 2023 sono un’occasione quanto mai propizia - per progettare e produrre cultura attraverso una nuova catena di valori con impatti sociali, di salute, occupazionali, economici coerenti e coordinati.

La cultura cura la comunità e fa bene alla salute - che non è solo sanitaria - quando diventa partecipazione e co-creazione. Per superare il trauma collettivo che stiamo vivendo, abbiamo bisogno di riti, feste, opere comunitarie. Spazi e tempi straordinari e liminali per attraversamenti di senso collettivi fondati sulla partecipazione democratica, che non ignorino la dimensione della vulnerabilità umana ma che la propongano come spazio di crescita universale e di produzione di valore.

Tutto questo chiede tempo. Con il Covid-19 abbiamo smesso di correre. Siamo stati costretti a interrompere una bulimia di consumo sociale, culturale ed economico che stava devastando oltre al pianeta e ai più svantaggiati, anche le nostre vite “normali” e quelle delle nostre relazioni. Siamo tornati a dare tempo a noi stessi, a prenderci cura di noi, delle persone che amiamo, dei luoghi dove stiamo, dei progetti che già facciamo, del lavoro che svolgiamo, del senso della nostra vita.

Per ripartire abbiamo certamente bisogno di portarci via questa cultura del tempo, della stanzialità, della cura di ciò che già c’è. Processi culturali di comunità prossimali, curati, nutriti con progettualità sostenute nel tempo. Abbiamo bisogno di ritrovare il senso della parola “cultura”.

Mentre stiamo vivendo la sconfitta di un mondo, ci rendiamo conto che tra i cittadini c’è già un enorme patrimonio di risorse gratuite che le persone hanno generato in termini di idee, relazioni, produzione culturale, impegno sociale e civile. Un autentico processo vitale di rinnovamento è già in corso, spesso in luoghi informali. Possiamo ascoltare, riconoscere, dialogare e aprire gli spazi delle nostre istituzioni, organizzazioni, progetti perchè questi semi di rigenerazione collettiva mettano radici e crescano e diventino un pensiero collettivo; possiamo assumerci la responsabilità di coltivarli insieme e di condividere i frutti per nutrirci tutti. Così forse la cultura sarà per tutti, anche per quelli che non sono del settore, un bene comune da difendere. Come lo è – e lo abbiamo imparato – la salute.

 

 

 

Quando la cultura è il mestiere delle Acli
di Daniela Del Ciello

 

Lo ammettiamo. Col titolo di copertina ci siamo fatti un po’ prendere la mano. Ma non abbiamo mire indipendentiste, anche quando al bar capita di lamentarci quando il resto del Paese non ha la nostra stessa efficienza. Siamo pur sempre bresciani orgogliosi, anche noi aclisti. E vogliamo bene alla nostra città e alla nostra provincia, in cui affondiamo le radici. Certo, forse un po’ di celebrazione scorrerà tra le righe (l’amore è difficile da nascondere!), ma il desiderio era dedicare qualche pensiero all’importante riconoscimento che abbiamo ottenuto, insieme a Bergamo, come Capitale della Cultura del 2023.

Prima del ’23 avremo certamente altre occasioni per aggiornarci, ma abbiamo voluto farlo oggi, con qualche anno di anticipo, perchè riconosciamo in quella designazione l’occasione per fare un percorso. Arrivare quindi è importante, ma anche mettersi in cammino, possibilmente con un’idea abbastanza chiara della meta e di ciò che ci piacerebbe vedere sulla strada.

Insomma, a dispetto del titolo, la nostra non vuole essere una vuota glorificazione, ma al contrario lo sforzo perchè “capitale” non sia una specie di onorificenza senza valore.


Il primo grande equivoco che abbiamo cercato di scansare è stata la confusione che d’istinto tutti noi facciamo tra la cultura e i suoi prodotti, le sue manifestazioni per lo più artistiche. I prodotti della cultura (pittura, scultura, letteratura, musica, architettura, teatro, editoria, cinema...) sono espressione di un complesso di identità, valori, vissuti grandi e piccoli, conoscenze singole e collettive.
La Cultura, appunto. I prodotti della cultura spesso non sono “mestiere” delle Acli (ne siamo appassionati e tifosi, a volte facciamo anche scuola, ma non è il nostro core business). La Cultura invece sì, la sentiamo tra le nostre responsabilità primarie.
Quindi se Brescia sarà Capitale della Cultura, insieme a Bergamo, stiate pur certi che le Acli faranno la loro parte. Come? Sulle prossime pagine abbiamo gettato le basi per le prime riflessioni, nella speranza di invitare i nostri lettori e le nostre lettrici a fare lo stesso.

 

PS. Capitale è prima di tutto un aggettivo

 

capitale agg. [dal lat. capitalis, der. di caput -pitis «capo»]. – Che riguarda il capo, la testa, e quindi la vita stessa.

 

 


In questo numero di Battaglie Sociali

 

Filo Rosso
Brescia e Bergamo capitali della cultura 2023 (di Stefano Dioni)

Passato e futuro della cultura nostrana (di Angelo Onger)

Intervista alla vicesindaco Castelletti (di Daniela Del Ciello)

 

I segni dei tempi
Cosa ci deve guidare per la Next Generation UE (di Fabrizio Molteni e Giacomo Mantelli)

 

Fatti non foste

Chiudere o non chiudere (di Pierluigi Labolani)

 

Librarti
di Angelo Onger e Salvatore Del Vecchio

 

Annales
di Salvatore Del Vecchio

 

Risiko bancario a Brescia: finanza, arte e cultura
di Fabio Scozzesi

 

Sportello Lavoro
di Fabrizia Reali

 

Per il futuro serve rivedere il sistema complessivo
di Luciano Pendoli

 

Da Natale in poi
di mons. Alfredo Scaratti

 

e molto altro...

09/12/2020
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