Per... corri la pace. Il racconto di chi c'era

Martedì 20 settembre 2016

Pubblichiamo l'articolo scritto da Arianna, che ha partecipato a Per...corri la pace 2016 seguendo il gruppo dei ciclisti su una motocicletta. 

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È stata un’esperienza densa di storie, quella di “Per…corri la Pace”: densa del vissuto di ogni persona che ha faticato lungo le strade della pace e dell’Europa, che si è interrogata sul destino di questo nostro mondo in costante cambiamento, che non ha avuto paura di scendere in campo, di fare gruppo, di lasciarsi trascinare nel corpo e nell’anima.
Accanto a chi è partito – mosso dalla convinzione, dal desiderio di vincere una sfida, dalla curiosità – era impossibile non sentirsi piccoli, non interrogarsi sulla misura del proprio mettersi in gioco: era impossibile non provare ammirazione per quel grande caos umano di vissuti e risate che marciava compatto.
A conclusione di ogni giornata ci fermavamo a riflettere sui grandi temi che l’Europa porta con sé: abbiamo parlato di immigrazione, abbiamo parlato di sogni, di pregiudizi e di accoglienza, abbiamo parlato di porte aperte e di muri, dell’importanza del volontariato sociale.
Abbiamo parlato di distribuzione sul territorio e di equità, di onestà e di come la nostra provincia agisca in maniera attiva per avvicinarsi al disagio offrendo in cambio un minimo di serenità, un briciolo di speranza.
Abbiamo parlato delle radici del nostro mondo e della nostra cultura, abbiamo conosciuto i luoghi che, stando vicino agli ultimi, allo stesso tempo custodivano il sapere di intere ere. Abbiamo compreso il progetto della vita monastica e di come, fin dai secoli più bui, abbia saputo contribuire a definire l’identità dell’Europa.
Quella stessa Europa nata per promuovere la pace nella sua totalità, rendendo possibile la convivenza fra popoli diversi, fra esistenze ai margini.
Infine ci siamo conosciuti come uomini e come compagni, nella nostra immensa diversità.
Dal più giovane, Enrico Trebeschi, 20 anni e studente di matematica all’Università di Bologna, che si è avvicinato alla bicicletta in quanto mezzo di trasporto in grado di garantirgli indipendenza, autonomia nella gestione dei tempi e rapidità: è approdato a “Per…corri la Pace” grazie al padre, prima della quarta edizione del 2014, che si è diretta verso Monaco di Baviera.
Hanno pedalato in ricordo del bisnonno, internato prima a Dachau e poi a Mauthausen per questioni politiche: hanno osservato insieme l’orrore dei campi e dello sterminio e hanno dato il via ad una tradizione, quella del “Per…corri la Pace”, che li ha condotti anche quest’anno ad un viaggio a base di chilometri e storia.
Al più anziano, Luigi Traccitti, 83 primavere e migliaia di chilometri alle spalle, la vera leggenda vivente di questa esperienza: dopo aver corso come allievo prima, e dilettante poi, si è ritrovato a dover abbandonare la bicicletta attorno ai 17 anni, a causa di problemi economici. E probabilmente, nonostante tutto il dolore provato a causa quell’addio, non sarebbe più tornato ad avvicinarcisi, se il medico, all’età di 54 anni, non gli avesse suggerito di usare la bicicletta come mezzo riabilitativo per le sue ginocchia provate da anni di servizio nella Polizia Municipale.
Da allora non l’ha più abbandonata, e ancora ora solca il mondo su due ruote, allenandosi con costanza e rinnovata passione, dando del filo da torcere anche a chi è ben più giovane di lui.

Insieme abbiamo vissuto il tema della fatica, comprendendone il significato, il potere, il fine ultimo.
Mi avete insegnato che va staccata dal movimento, ed è proprio quel momento a rappresentare la vera sfida: è conoscere le proprie potenzialità che ci permette di dosare l’impegno, il respiro, le riflessioni.
Mi avete detto che durante la salita ognuno è solo con se stesso, e che sono i pensieri il vero motore, il vero motivo per andare avanti. Per non lasciarsi fermare dalla stanchezza, dalla paura di non riuscire.
Mi avete anche detto che, però, questa solitudine dura per poco, è che il gruppo amplifica la forza del singolo, che la fiducia dell’altro è l’incentivo più importante, la spinta finale verso la cima.
Che commuove, che apre il cuore alla risata. Alla soddisfazione di avercela fatta.

 

Arianna Lenzi

 

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