Evento
Percorri la Pace 2012 da Brescia a Ginevra
Chi è orfano nella casa dei diritti difficilmente sarà figlio nella casa dei doveri
Carlo Maria Martini
DIRITTI ALLA PACE
Dopo l’esperienza dello scorso anno alla “Perugia-Assisi” per... corri la pace propone per il 2012 l’itinerario Brescia-Ginevra per promuovere l’attenzione al tema dei diritti umani e riflettere sull’accesso all’energia sostenibile per tutti in occasione dell’anno internazionale promosso dall’ONU.
Runner e ciclisti partiranno da Piazza Loggia alle ore 8 di sabato 15 settembre. Il percorso poi si dividerà. I Runner sono attesi anche a Bergamo da Mons. Beschi e da alcune autorità locali. Per tutti poi l'arrivo a Ginevra è in programma nel pomeriggio di lunedì 17 settembre nella piazza dei Popoli presso la sede dell'ONU, dove saranno accolti da alcuni funzionari dell'UNHCR. Nel tardo pomeriggio ci sarà un incontro con i funzionari ONU, e il giorno dopo (prima del rientro in pullman), la visita al CERN.
DIRITTI IN CORSA; Brescia-Ginevra no stop
I dodici “runners” saranno impegnati in una corsa no-stop di 48 ore, non per compiere un’impresa, ma per lanciare un messaggio di pace. Partenza da Brescia sabato 15 settembre, arrivo a Ginevra lunedì 17 settembre. (Brescia-Vogogna-Sempione-Sion-Ginevra). I Runner saranno accompagnati da una quindicina di persone tra autisti, massaggiatori, parenti ecc.
DIRITTI IN BICI; Pedalando per la pace
Partenza da Brescia sabato 15 settembre arrivo a Ginevra lunedì 17 settembre, rientro - in pullman - martedì 18 settembre.
Tre tappe: Brescia-Villadossola (190km), Villadossola-Sion (130km) e Sion-Ginevra (135km).
Alla proposta hanno aderito circa 65 persone (più molte altre in lista d'attesa)
L'iniziativa è organizzata dalle Acli provinciali di Brescia, in collaborazione con US Acli, Amici della Bici e Pax Christi di Brescia
Con il patrocinio di Ministero degli Affari Esteri, Provincia di Brescia (Assessorato all'Associazionismo e al volontariato) e Consulta per la Pace, la cooperazione e i diritti umani del Comune di Brescia
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I MOTIVI DEL NOSTRO ANDARE
Rifugiati e Diritti Umani
dal Rapporto UNHCR 2012
Per il quinto anno consecutivo il numero di persone forzatamente sfollate in tutto il mondo ha superato i 42 milioni, un risultato di persistenti e nuovi conflitti in diverse parti del mondo. 4,3 milioni di nuovi sfollati, 25,9 mil. protetti dall’UNHCR, 12.000 apolidi, 15,2 mil. di rifugiati, il conteggio complessivo include anche 895.000 richiedenti asilo e 26,4 milioni sfollati all’interno di uno stesso paese. I paesi maggiori ospitanti di rifugiati: Pakistan (1,7 mil), Iran (887.000), Siria (755.400). Il paese che ha provocato il maggior numero di profughi: Afghanistan (2,7 mil). Più di 876100 hanno inviato richieste di asilo individuali o riconoscimento dello status di rifugiato nel 2011. Circa 17 700 richieste d’asilo sono state sporte da bambini orfani o separati dai genitori in 69 paesi.
Non solo numeri: con le società europee sempre più multiculturali, cresce il bisogno di sensibilizzare e accrescere la consapevolezza delle differenti ragioni che spingono gli individui ad abbandonare, in maniera più o meno volontaria, i loro paesi. Dietro ogni anonima statistica sull’immigrazione e sull’asilo ci sono volti e storie personali, uomini, donne e bambini, famiglie e popoli.
Religione, profughi e Diritti Umani
Accompagnare, difendere e servire i rifugiati.
“Nei Paesi in via di sviluppo, dove si concentra la maggior parte dei rifugiati, le politiche repressive, di deterrenza, hanno come risultato un calo di ospitalità e una minore volontà politica di ricevere rifugiati per lunghi periodi di tempo. Ciò colpisce gravemente tre soluzioni durature, ossia il rimpatrio volontario, il reinserimento e l'integrazione. I diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo devono essere rispettati. Se hanno il diritto di fuggire per salvarsi la vita, dovrebbe essere riconosciuto loro anche il diritto di accedere al Paese di arrivo."
card Antonio Maria Vegliò del Pontificio Consiglio Pastorale dei Migranti e Itineranti
La protezione di questi gruppi vulnerabili - rifugiati, richiedenti asilo, persone sfollate, migranti abbandonati a se stessi e altre persone costrette a spostarsi per sopravvivere - è un imperativo internazionale che esige un approccio positivo e istituzionalizzato all’assistenza umanitaria. La dignità innata di ogni persona richiede una risposta, specialmente nelle situazioni di sofferenza e di sradicamento.
mons Silvano Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e delle Istituzioni Internazionali a Ginevra
Energia sostenibile per tutti
Dopo aver dedicato il 2010 alla biodiversità e il 2011 alle foreste, il 2012 è stato designato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come anno internazionale dell’energia sostenibile per tutti: energia accessibile, pulita e più efficiente.
L’accessibilità ai moderni servizi energetici da parte dei Paesi in via di sviluppo è essenziale per ridurre la povertà e migliorare le condizioni e gli standard di vita della maggioranza della popolazione mondiale. Il raggiungimento degli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio, gli otto obiettivi che gli Stati Membri dell’ONU si sono impegnati a rispettare entro il 2015, dipende in buona parte da un approvvigionamento energetico diffuso e sostenibile. Energia sostenibile per tutti significa lavorare per il duplice obiettivo di ridurre la povertà e consentire uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e del clima.
Oggi, secondo le Nazioni Unite, 1,4 miliardi di persone non hanno ancora la possibilità di accedere alle fonti energetiche rinnovabili e ben 3 miliardi di persone utilizzano ancora “fonti tradizionali” e carbone come principali combustibili.
Eppure “l’obiettivo dell’accesso universale all’energia sostenibile può essere raggiunto formalmente entro il 2030. Investendo solo il 3% delle spese globali destinate all’energia per i prossimi 20 anni, l’accesso universale all’energia sarà assicurato”.
Scienza e pace
Nel 1989 la Conferenza Generale UNESCO adotta la Dichiarazione di Siviglia sulla Violenza in cui si legge: “L'uso scorretto di teorie e dati scientifici al fine di giustificare la violenza e la guerra non è un fenomeno nuovo poiché è stato praticato fin dalla nascita della scienza moderna. ...
E' scientificamente scorretto dire che:
- noi abbiamo ereditato una tendenza a fare la guerra dai nostri antenati animali.
- la guerra, o qualsiasi altro comportamento violento, è geneticamente programmata nella natura umana.
- nel corso dell'evoluzione umana c'è stata una selezione del comportamento aggressivo più che di altri tipi di comportamento.
- gli esseri umani hanno un "cervello violento".
- la guerra è causata dall'"istinto" o da qualsiasi altra singola motivazione.
... la biologia non condanna l'umanità alla guerra e l'umanità può essere liberata dalla schiavitù del pessimismo biologico e trovare la fiducia di cui ha bisogno per realizzare i cambiamenti necessari. Così come "le guerre cominciano nella mente degli esseri umani", anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità”.
Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così, occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.
don Tonino Bello