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  19/06/2012  

Escalation del gioco d'azzardo: Brescia è ostaggio del vizio

Il Bresciaoggi sul convegno di Lega Consumatori alla Fest'Acli
Martedì 19 giugno 2012

Ringhini lancia una provocazione «Una piaga sociale simile all´Aids» Fasoli del Sert: «La rete d´aiuto è ok ma bisogna fare più prevenzione»

Il gioco d´azzardo è come l´Aids. La provocazione è arrivata dal sociologo Gabriele Ringhini, nel corso dell´incontro «A che gioco stai giocando?», organizzato dalla Lega Consumatori di Brescia nell´ambito della festa provinciale delle Acli, a Gussago. Il gioco è stata definita «la peste del XXI secolo», e dai dati emersi nel corso della serata si è capito che è una patologia sottovalutata, ma in grado di rovinare la vita di migliaia di persone e delle loro famiglie. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il presidente della Lega Consumatori, Fabio Scozzesi, la responsabile del Sert dell´Asl di Brescia, Maria Grazia Fasoli, e il docente di informatica della Cattolica di Brescia, Matteo Temporin.
IL GIOCO D´AZZARDO muove una notevole quantità di denaro, pericolosamente aumentata negli ultimi anni. Nel solo 2011 in Italia sono stati scommessi 90 miliardi di euro, il 50% in più rispetto al 2010, quando ne vennero puntati 60. Una media di circa mille euro a famiglia. 
IL FENOMENO È preoccupante soprattutto in Lombardia, e i dati riferiti al primo trimestre del 2012 non fanno che confermare l´allarme: dei sette miliardi e settecento milioni scommessi sul territorio nazionale, quasi un miliardo e mezzo proviene dalla nostra regione. Di questi, 920 milioni sono stati giocati nelle slot machine installate in bar, centri commerciali, case da gioco.
Basandosi su una ricerca del 2010, condotta da Lega consumatori e Camera di Commercio su un campione di seicento studenti bresciani tra i 18 e i 19 anni, Ringhini ha presentato dati allarmanti: tutti gli intervistati hanno avuto un´esperienza di gioco, sia on line che alle slot machine. «Il gioco d´azzardo non è un passatempo per divertirsi, ma una filosofia di vita che si basa sul pensare di poter vivere bene solo con tanti soldi, senza la fatica di guadagnarseli: è una nefasta concezione a-laboristica del reddito, che deriva non da lavoro e sacrificio, ma da furbizia, imbroglio, evasione fiscale» ha rimarcato il sociologo. A giocare si inizia molto presto, a volte addirittura alle elementari: lo si fa per curiosità, divertimento, plagio sociale: «E di questa situazione sono responsabili sia i mass media che lo Stato» ha accusato Ringhini.
NEL SESSANTA PER CENTO dei casi si ci trova di fronte a un «giocatore sociale»: ha sufficiente autocontrollo, e può smettere quando vuole. La vera disgrazia, secondo il sociologo, è quando si vince la prima volta, soprattutto in maniera «agevolata»: i siti Internet offrono spesso bonus, e facilitano le vincite dei neogiocatori, invogliandoli a puntare ancora. Tra i giocatori sociali e quelli patologici ci sono quelli «problematici», che giocano per rifarsi delle perdite, chiedono prestiti ad amici e fanno piccoli furti, soprattutto in casa, con comportamenti che propendono sempre di più al rischio. Infine, arrivano i «patologici», caratterizzati da forte compulsività, perdita totale dell´autocontrollo, processi autodistruttivi che possono portare al suicidio.
Per frenare queste dipendenze, la Asl ha aperto un centro ad Orzinuovi (le altre zone di Brescia e provincia sono coperte da strutture private), a cui dall´inizio del 2012 si sono già rivolti 23 giocatori patologici. Con buoni risultati: «Il programma prevede otto incontri, e il 75 per cento di chi ha frequentato il nostro centro è astinente da un anno» ha spiegato Maria Grazia Fasoli. Certo è che rimane difficile contrastare questo fenomeno, anche per una naturale propensione dell´essere umano al rischio: «Il nostro cervello è spinto dal desiderio di provare emozioni forti, e il gioco dà la possibilità di esercitarsi a provarle in maniera non pericolosa - ha affermato Maria Grazia Fasoli -. Gli interventi più efficaci sarebbero una corretta informazione, la restrizione dei punti di gioco e di alcuni tipi di gioco, quelli più veloci, che possono indurre questo tipo di dipendenza nei soggetti predisposti».
IN AIUTO ALLA PREVENZIONE potrebbe intervenire anche la tecnologia. Temporin ha infatti elaborato un software applicabile ai giochi on line a alle slot machine, che insieme rappresentano il 55 per cento delle giocate complessive. Dalla rilevazione, effettuata in collaborazione con Aams e i concessionari, sono emerse cifre ancora più preoccupanti: sono risultati ludopatici il dieci per cento di chi gioca in rete, uno su cinque nei casinò e uno su tre nei bar. «Manca la consapevolezza della gravità del problema, ma ora anche i concessionari cominciano ad interrogarsi sul loro servizio» ha concluso Temporin.

 

Manuel Venturi

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